martedì 25 marzo 2014

Il farmacista SUPERIORE

Sottotitolo
IL MORETTI CHE È DENTRO OGNUNO DI NOI
Il farmacista SUPERIORE (F.S.) è quasi sempre un collaboratore.
La sua caratteristica principale è la suscettibilità.
Il paziente si dimentica il tesserino fiscale? F.S. "Beh signora è lei che me lo deve ricordare!"
Il paziente chiede spiegazioni sul generico? F.S. "Il medico le ha scritto questo però paga la differenza!"
Il paziente ascolta i consigli di un altro paziente in coda? F.S. "Beh signora chi è che ha studiato 20 anni per dare consigli sulla salute? Allora venga lei da questa parte!"
Il paziente lancia le monete sul rendiresto? F.S. "Le sembra questo il modo di pagare un professionista della salute?"
In effetti il farmacista è forse l'unica professione in cui un laureato lavora per definizione un'attività commerciale aperta al pubblico. Forse da qui nasce il senso di superiorità che contraddistingue tanti collaboratori. E che è l'esatto contrario dell'attitudine al servizio che dovrebbe caratterizzare la Farmacia (con la "f" maiuscola).
Il problema è grave, perché non c'è soluzione, se non cambiare lavoro.
In questi giorni si fa un gran parlare di Moretti.
Lui non è F.S. ma lavora per F.S..
Lui è l'esempio di a.d.S. (amministratore delegato SUPERIORE).
Vorrei invitare tutti, sia F.S., sia a.d.S., a cambiare lavoro e dimostrare il loro valore e la loro omniscenza altrove.
In alternativa le cose più gradite sono il silenzio... Oppure un blog.

mercoledì 19 marzo 2014

Il viaggiatore PROFETA - parte prima

Questo blog è figlio spirituale di un Profeta della farmacia.
Mi sono stupito con me stesso di non averlo realizzato prima.
Faccio ammenda e provvedo a rendergli il giusto onore.
Trattasi del pluritrombato, pluritrombatore, direttore galattico della LightsFarm, Gianclaudio Fintozzi (nomi di fantasia).
Inizia, ancora in fasce, a lavorare come viaggiatore, ma in virtù dei grandi traguardi raggiunti nella sua luminosa carriera, dirige realtà sempre più importanti realtà nel panorama farmaceutico.
Ma andiamo con ordine.
Il suo piccolo orto, negli anni '70, gli va stretto. Così le sue mani, ancora sporche di lattughino e zucchine, stringono il volante di una "Bianchina" che lo porterà nelle gole più profonde e sulle vette più alte della val Trompia.
Con i risultati arrivarono anche le responsabilità, con le responsabilità i ruoli manageriali. Per questo fu costretto a frequentare corsi di lingua straniera, dove nel giro di qualche mese impara un fluente italiano.
Auto sempre più grandi e prestigiose, di pari passo con buste paga miliardarie (ai tempi della lira).
Gli piace ricordare, a chi glielo chiede, che i suoi esempi sono Steve Jobs e Bill Gates.
Nel punto più alto della sua carriera fonda la LightsFarm, che nel 2012 arriva a fatturare ben 8'000 euro.
Nella sua autobiografia scrive anche il suo testamento spirituale:
"Oggi le farmacie non sono quelle di una volta. Dovete capire che dovete essere dei consultanti, che i farmacisti capiscono che voi siete dei PARNER affidabili. Oggi chi non fa così è destinato a uscire dal mercato. Se non lo capiscono dobbiamo farcelo capire noi che siamo consultivi".
Ce la farà a diventare Ministro della Salute?

venerdì 14 marzo 2014

De bello prenotationis

Oggi gioco sulla polemica: e se tra qualche anno i farmacisti litigassero sull'opportunità o meno di tenere il farmaco mutuabile in farmacia?
Le discussioni assomiglierebbero molto a quella che ho letto ieri in un gruppo di facebook, QUI.
Il gioco è questo: al posto delle prenotazioni (sulle quali si discute oggi) l'argomento sono i farmaci di fascia A che ormai non sono più economicamente remunerativi.
Ecco cosa viene fuori.

ANNO 2020 d.C.
P.P.
Curiosità personale: oggi ho fatto una fattispecie di corso x dispensare farmaci in farmacia.....ma ne vale la pena x il tempo da perdere e il quasi niente guadagno???

A.M.
ma non serve un corso, è roba che si impara in 30 minuti... comunque sì, io ormai li vendo in pochi secondi e si guadagna 1,50 euro. chiaramente se nella tua regione non è corrisposto un piccolo "prezzo deterrente" per ogni farmaco, no, perché ti trovi la farmacia inondata di persone con esenzioni incrociate con scappellamento a destra e ci vuole un dipendente apposta. 

N.T.  
Io vivo a Palermo e per il solo contributo di 3 euro e il tempo che perdo x venderli secondo me ho perso di guadagnare più soldi vendendomi un semplice dentifricio...... Il tutto con la gente che si andrà accumulando....

G.M. 
A noi pagano ancora meno... Però il vantaggio è che entra gente in farmacia e magari prendono qualcosa che se no non verrebbero...

A.M.  
3 euro è grasso che cola... e si vendono veramente in pochissimi secondi quando hai preso la mano 

M.G.
A noi non pagano niente e ci dobbiamo mettere pure carta e toner per lo scontrino

G.M.
Anche noi, tutto il materiale di consumo a spese nostre...
Che sono più alte del rimborso che riceviamo

A.M. 
noi 1,50 ma comunque conviene... a fine giornata hai fatto comunque una ventina di vendite che quantomeno ripagano il tempo speso. comunque nancy se vuoi un consiglio: metti un cartello con scritto "venire per i farmaci nei giorni X ad orari Y". così li vendi nei giorni con meno affluenza, come il martedì pomeriggio o il giovedì pomeriggio... giusto per.

S.M.C.
Non ha senso fare una vendita per un euro o giù di lì. Mi metto fuori dal supermercato a raccogliere carrelli e prendo di più esentasse.

B.A.
Che tristezza pensare solo al mero guadagno

S.M.C.
Il mero guadagno è quello che mi permette di fare la spesa al supermercato se voglio prendermi i generi alimentari per cenare (e lo dico volutamente, non è che ormai le farmacie diano tanto... figurati in contesti rurali). Senza il mero guadagno non vivo, nè tantomeno sto qui a perder tempo a fare cavolate gratis per l'asl. O mi pagano o s'arrangiano, è una nuova filosofia di vita. Sennò vado a coltivare i campi e guadagno di più con meno rogne.

R.T.
Spero non parta mai qui da me..non mi piace lavorare ed essere pagato tipo schiavo del 3o mondo..il fatto è che le usl ormai vogliono risparmiarsi lavoro facendolo fare a noi e sottopagandoci..sveglia! !!

S.M.C.
Esatto e te lo dico da persona che ha lavorato in farmacia comunale E in farmacia privata E ora da titolare. Basta prenderci per i fondelli. O pagano o se le fanno loro.

R.T.
Credo sia più giusto parlare di un giusto compenso che ad un lucro..la nostra è una professione e noi dei professionisti, almeno io la penso così, come un fax o una lettera di un avvocato, o la visita di uno specialista si paga in maniera adeguata. Senza considerare le relative problematiche che potrebbero sorgere..errori di dispensazione, dubbi ripensamenti dei pazienti, linee sovraccariche..ecc. i 5 minuti potrebbero diventare delle mezz'ore pagate alla stessa cifra..ne vale la pena?

A.G.
N., se accetti un altro consiglio:metti un cartello con scritto "il farmacista non e' responsabile dell'assenza dei farmaci", perche' capita spesso che il paziente si rechi in farmacia e non c'e' il farmaco o perche' il magazziniere si e' dimenticato di mandare la nota o perche' il farmacista ha troppi impegni e lui stesso si e' dimenticato o per altri motivi non e' presente. Poi cosa fanno i pazienti? Vanno alla ASL e si prendono i farmaci alla farmacia della ASL!

M.B.
Noi li dispensiamo gratuitamente, se abbiamo tempo: se per caso la farmacia è intasata però diciamo di tornare in altro momento (a volte lasciano la ricetta e passano poi a ritirare i farmaci). Aggiungo che invece ora possiamo consegnare gli esiti degli esami, e il paziente paga 1,5€.

F.C.
Tempo infinito, carta e niente rimborsi . Provato. Lasciate perdere . In Lombardia c'è il pony express tanto comodo ed efficiente


V.R.Verissimo! Vengono solo per i farmaci, non comprano neanche un pacchetto di fazzoletti, io mi vergognerei e mi prenderei dei prodotti per igiene personale che servono sempre...e invece niente e hanno anche premura e hanno le pretese sul dosaggio, sulla marca e la scadenza, come se noi avessimo delle scorciatoie...

giovedì 13 marzo 2014

La Casta che non c'è

Non chiamatela più "casta".
Oggi uso un tono semi-serio, perché davvero il mondo è cambiato.
I farmacisti di oggi gestiscono un'attività come tutte le altre, in un mercato belligerante come non mai, con la sfiga di non essere attrezzati per combattere le battaglie dei prossimi mesi/anni.
Non sono pronti per colpa loro e per colpa dei loro padri.
Per assurdo, chi ha comprato la farmacia indebitandosi fino al collo dal 2004/2005 in poi, ha più possibilità di salvarsi di chi ce l'ha, di famiglia, da secoli.
E' chiaramente una provocazione e vuole esserlo, ma credo che il farmacista che ha investito 2, persino 3 volte il giro d'affari per acquistare la SUA farmacia abbia talmente la "bava alla bocca", che potrebbe veramente battere la concorrenza di chi ha la farmacia da 2 o 3 vite e non si è mai posto il problema se la sua azienda viaggia al passo con i tempi o meno.
Oggi la farmacia non è più una miniera d'oro, e lo dico da NON-titolare. Se qualcuno mi vuole smentire, possiamo iniziare a discutere sul significato del modo di dire "miniera d'oro", ma sicuramente non sul fatto che la marginalità di una farmacia media è paragonabile a quella di qualunque altra attività commerciale.
Infatti oggi, annus Domini 2014, la farmacia si compra al suo giro d'affari annuale.
E la compravendita di farmacie non è più un "affare mafioso" che riguarda solo pochi eletti: fino a qualche anno fa, per comprare una farmacia non bastava avere i soldi: bisognava anche conoscere i canali giusti.
Oggi non è più così: guardare per credere qui oppure qui oppure qui.
Ed è tristemente divertente (per un osservatore esterno come il sottoscritto) che sia iniziato il fuggi-fuggi: molte farmacie in vendita, alcune fallite, aste per le licenze che vanno deserte, pochi spostamenti.
Personalmente ho vissuto tutta questa fase di transizione nella mia vita lavorativa: quando ho iniziato, nel 2004, i venti di crisi erano ancora lontani, il farmaco equivalente era praticamente inesistente, le parafarmacie e i corner della GDA non esistevano nemmeno.
Dieci anni dopo tutto è cambiato.
La politica tace (FeFa-Racca e FoFi-Mandelli non battono ciglio), mentre molti "maturandi", attirati dall'altissimo tasso di occupazione dei farmacisti ad un anno dalla laurea, non sanno che il destino di questo settore è in forte crisi.
Allora che cosa bisognerebbe fare?
Ritengo che la liberalizzazione non serva a niente, se non a creare false aspettative.
Servirebbe un bel ricambio generazionale, per esempio dando forti incentivi fiscali alle farmacie che passano di proprietà.
Di certo, si può parlare di "casta" laddove c'è la difesa di privilegi eccessivi, e non è più il caso dei farmacisti...

martedì 11 marzo 2014

Il farmacista ASSOCIAZIONISTA

Panico.
Il viaggiatore quando si trova davanti un farmacista ASSOCIAZIONISTA va nel panico. Sa che non ci sarà sconto, promozionale, escort, divinità che potrà aiutarlo nell'impresa di "scrivere".
Se un viaggiatore si trova a far visita ad un farmacista ASSOCIAZIONISTA non è per una situazione regolare: può essere la disperazione, può essere l'amicizia, può essere la fede calcistica (analoga o avversa). Ma un farmacista ASSOCIAZIONISTA non farà mai parte del giro-visite standard di un viaggiatore.
L'ASSOCIAZIONISTA purtroppo per il viaggiatore ha capito che non può più farcela da solo. E ha ragione. Un po' perché non è capace, un po' perché i tempi sono cambiati.
Le micro-farmacie hanno spesso un potere negoziale ridicolo, e per ottenere sconti decenti dalle grandi aziende hanno solo 2 strade.
Strada A: concentrare tutti gli acquisti di  analgesici su un unico prodotto, tutti i generici, tutti i cosmetici e tutti gli integratori su un'unica marca. La strada A è percorsa in realtà da pochi farmacisti (illuminati) di queste dimensioni. La strategia A infatti non è nelle corde della maggioranza dei farmacisti.
Strada B: l'associazionismo. Potrebbe essere la risposta italiana alle catene di farmacie, se non fosse una risposta "all'italiana". Mi spiego meglio: mi riferisco al Nord-Ovest che è la zona che conosco meglio, ma penso che la regola sia universale. In tutto il Nord-Ovest c'è solo una cooperativa di 100 farmacie in cui i soci hanno una fedeltà reale. Il resto dei farmacisti fa sistematicamente "le corna" al suo gruppo. O perché il viaggiatore è bravo, o perché è amico, oppure perché il gruppo ha offerte effettivamente peggiori.
Il viaggiatore navigato sa che anche l'ASSOCIAZIONISTA può regalargli qualche gioia. E il panico lascerà spazio al fatturato.

giovedì 6 marzo 2014

Il farmacista FRUSTRATO

Il farmacista FRUSTRATO è molto simile al DEPRESSO. La differenza tra i due sta nella vocazione : il primo nella sua vita professionale voleva fare dell'altro.
Si è ritrovato con il camice addosso per i motivi più diversi: dal classico dei classici "continuo la secolare tradizione familiare", agli originalissimi "è un lavoro pulito", "mi piaceva la chimica a scuola", "ci sarà sempre bisogno di farmaci" e "non sono riuscito ad entrare a medicina".
Capire la frustrazione che c'è dietro queste frasi fatte è facile, e il viaggiatore lo sa e gli tocca annuire sempre.
Spesso anche il viaggiatore si porta con sé una buona dose di frustrazione, ma questo il farmacista (a parte il raro MISSIONARIO) lo ignora.
Chi "continua la secolare tradizione familiare" è come un leone in gabbia. Avrebbe fatto qualunque altra cosa ma mai, MAI il farmacista. È presente in farmacia come un parlamentare italiano al proprio seggio. La farmacia è solo il pretesto per potersi permettere un certo tenore di vita. Ma la crisi incombe anche per lui (gufata).
"È un lavoro pulito" è la scusa più idiota che abbia sentito, a volte accompagnata anche dal complementare "vicino a casa". Commento semplicemente segnalando che il mondo -per fortuna- è ancora pieno di attività pulite e vicine al domicilio di chi le conduce.
"Mi piaceva la chimica a scuola" è autobiografico. Lo ammetto, mi sono iscritto a C.T.F. perché al liceo mi ero appassionato a quelle buffe sferette che si attaccavano l'una all'altra. Un'idiozia, ma tant'è sono qui, e quello che ho studiato a tratti mi è anche piaciuto.
"Ci sarà sempre bisogno di farmaci". Il tipo in questione è frustrato ed è anche a rischio: se è vero che ci sarà sempre bisogno di farmaci,  è anche vero che non è detto che ci sarà per sempre bisogno di farmacisti... Di solito, ma non conosco il motivo, chi pronuncia questa frase ha una Mini Cooper nel garage. Uno così, fuori dalla farmacia, può fare il sistematore di carrelli al supermercato.
"Non sono riuscito ad entrare a medicina": l'unico al quale auguro sinceramente che la sua farmacia vada male e sia costretto a ricominciare da capo. Così si iscriverà a medicina e sarà finalmente una persona felice.
Il viaggiatore ha una sola possibilità di approccio al farmacista FRUSTRATO: far convergere la discussione su ciò che gli piace veramente (a lui) e, a fine visita, con il cliente su di giri, piazzare un "pacchetto superscontato", vero o finto non importa...

domenica 2 marzo 2014

Il viaggiatore TIFOSO

Il viaggiatore TIFOSO è sicuramente uno dei viaggiatori più divertenti da affiancare come area manager. Riesce a essere tanto docile e lecchino con le clienti donne, quanto accalorato e incazzoso con i clienti uomini.
In caso di clienti femminili, il viaggiatore tifoso soprassiede su qualunque tematica sportiva. Diventa appassionato floricultore, esperto di vini francesi, cuoco provetto e marito impeccabile.
Riesce a convincere della sua bontà quasi tutti, persino il suo area manager, fino a quando non si passa ad un cliente maschio.
Peggio ancora se con una fede calcistica.
In questo caso, il viaggiatore tifoso scatena l'inferno.
Non importa che abbia "scritto" o meno.
Non importa che sia un cliente TOP.
Non importa che ci siano insoluti per 20'000 euro.
Non importa niente di niente. Il bancone della farmacia, o la scrivania del malcapitato titolare diventano un campo di battaglia dove niente è lasciato al caso.
Ho sentito con le mie orecchie ricordare rigori contestati risalenti agli anni 70 e 80, rovinare floride partnership, rinfacciare la vittoria negli scontri tra opposte tifoserie.
Il bello del viaggiatore TIFOSO è la genuinità. È trasparente come una vetrina lavata. Esplosivo come una bomboletta spray. Sempre carico, perché ci saranno sempre partite, in qualunque categoria e periodo dell'anno, tranne luglio e agosto.
Ma in quel periodo lui non c'è. Deve seguire il ritiro precampionato.
È bello gestire un viaggiatore TIFOSO perché ha un innato spirito di gruppo e di appartenenza, e perché generalmente tiene molto alto il morale della truppa.

martedì 25 febbraio 2014

Onda verde o Sandro Ciotti?

Post radiofonico in onore dell'amica del cuore di ogni viaggiatore: la radio.

Fin qui tutto ovvio e scontato.

Ma che cosa centra la trasmissione radiofonica sul traffico con uno dei più amati radiocronisti di tutti i tempi?

Chi non ascolta la radio potrà azzardare che si tratta in entrambi i casi di trasmissioni radiofoniche. 

La risposta non è scontata, a meno che non siate ascoltatori di RadioRai e quindi forse starete pure già ridendo.

La realtà è più imbarazzante (per la Rai). Da qualche settimana infatti le notizie su code, rallentamenti e incidenti vari vengono lette, tra le altre, anche da una voce "femminile" che sembra essere quella della figlia di Sandro Ciotti.
Ma mentre la voce di Sandro Ciotti è parte integrante del nostro DNA, la voce di questa speaker della Rai è il timbro più gracchiante e fastidioso del palinsesto.

Ora, per fare lo speaker radiofonico non serve essere avvenenti, del resto Claudio Cecchetto o Amadeus non mi sembrano degli adoni, ma il mio giudizio da etero potrebbe non essere oggettivo, ma almeno avere una voce gradevole e spigliata, quello sì.

Vi prego, toglieteci di mezzo la figlia depressa di Sandro Ciotti. La radiofonia e viaggiatori ve ne saranno grati.


PS: mi scuso con il grande Sandro per averlo scomodato per una causa così misera.

martedì 18 febbraio 2014

Mai dire Mailand

A volte un rifiuto può sembrare maleducazione.
Come se arrivasse una Laetitia Casta d'annata, o anche una Canalis qualunque, e te la porgesse su un piatto d'argento.
Sarebbe da veri pirla-cafoni rifiutare. O da veri signori... Il confine tra i due è molto sottile e nel mio caso va cercato nelle motivazioni.
Dire di no ad una grande azienda, per la quale per di più ho anche lavorato, è stato comunque difficile.
Però sono contento di non aver preso in giro nessuno, le persone che lavorano in quell'area, a cominciare dal suo capo, meritano il successo lavorativo che hanno e meritano che la squadra si completi con un professionista che possa dare il 110% alla causa.
Il mio 70-80% non sarebbe stato sufficiente e anzi, avrei rischiato di fare le cose male dall'una e dall'altra parte.
In più ci sono le "nuove folli idee" che partiranno e avranno bisogno di tempo e forze.
Forza ragazzi, forza Mailand! Io come sempre tiferò per voi!

lunedì 17 febbraio 2014

Il farmacista MEDICO

Il farmacista MEDICO sostituisce il medico di famiglia per il 90% dei suoi pazienti, suscitando nel prescrittore da un lato un senso di immensa gratitudine per alleggerirgli il lavoro, ma dall'altro una certa gelosia.
Il farmacista medico si riconosce per 2 caratteristiche: esegue interminabili anamnesi al banco e ha uno stuolo di fans che fanno la coda specificamente per farsi servire da lui. Si differenzia dal farmacista lecchino per mantenere un distacco professionale con il cliente-utente-paziente e per l'utilizzo di terminologia medica incomprensibile.
Il farmacista medico è ghiottissimo di corsi ECM di qualunque natura, ma solitamente preferisce le giornate intere/serate per poter mettere in difficoltà il relatore di giornata con domande inappropriate.
Il farmacista medico sta alle ricette come un cittadino sta a Equitalia: conoscono l'esistenza l'uno dell'altra, ma cercano di evitarsi accuratamente.
Ovviamente il farmscista MEDICO può essere sia titolare che collaboratore, ed è indescrivibile il rapporto di odio e amore che può esserci tra un titolare-DEPRESSO (da qui in poi "Tizio") e un collaboratore-MEDICO (da qui in poi "Caio") . Tizio non ne può più di Caio perché gli intasa la farmacia e gli impedisce di poter cazzeggiare al bar. Adora Caio, del resto, perché senza di lui la farmacia non avrebbe clienti se non consumatori abituali di Prozac.
Caio poi vorrebbe fare qualcosa per Tizio, per aiutarlo, per scrollarlo, ma Tizio ogni volta che Caio si propone in questa meritevole intenzione si ridesta e pare un cocainomane dopo la sniffata. Tizio sa che così Caio si rimetterà il cuore in pace e non proverà, per qualche settimana, a farlo guarire.

Madrelingua? (circa 1485)

Oggi mi sono imbattuto, durante una "battuta di caccia" su LinkedIn, in un fenomeno molto strano. È la prima volta che vedo un metro di valutazione numerico nella conoscenza di una lingua, oltre ai soliti voti scolastici.
Infatti se mi dovessero chiedere a che livello valuto il mio inglese, mi darei un 6--. E sarebbe chiaro a tutti che questo voto farebbe riferimento ad una scala di valori da 1 a 10.
Ma se trovaste questo?

Lo contattereste in italiano medievale, inglese coloniale, francese rinascimentale o marchigiano contemporaneo?

chiedo venia qualora non conoscessi i parametri di valutazione delle lingue all'università degli studi di Camerino

lunedì 10 febbraio 2014

Idee (folli?)

"Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior" cantava un mio illustre compaesano.
Oggi sento molto miei quei versi di De Andrè, perché da una situazione oggettivamente di cacca sta nascendo una nuova vita professionale che mai e poi mai avrei immaginato di vivere, a distanza di poche settimane.
Il lavoro sta arrivando da sé.
Nuove idee stanno nascendo con l'amico-collega-compagno di trombata (in senso lavorativo) e compagno di ormai 1000 avventure.
Abbiamo l'entusiasmo di 2 diciottenni con l'esperienza di 2 quasi-quarantenni e la forma fisica di 2 sessantenni.
Praticamente pronti per un pensionamento anticipato!
La farmacia è il nostro mondo e lì cercheremo di far fruttare la nostra esperienza.
Siamo pronti per la nuova avventura. I dettagli nelle prossime puntate, stay tuned!!!

sabato 8 febbraio 2014

Etimologia da bar

Manager.

Prima di stasera non mi ero minimamente chiesto cosa significasse questo vocabolo così inflazionato.

Mi ero fatto, nel tempo, la buffa convinzione che derivasse da "maneggio" per via dell'effettivo ruolo che molti di noi hanno. Maneggiamo soldi, target, sconti e, anche se fa un po' brutto dirlo, persone.

Senza contare che molti manager sono proprio dei grandissimi maneggioni.

La mia quasi-falsa convinzione è durata fino a 10 minuti fa. Wikipedia come al solito da anni ci toglie il gusto dell'ignoranza. Prima, al termine di qualunque discussione, potevi tornare a casa immerso nella tua certezza idiota senza che nessuno potesse convincerti del contrario. Per sconfessare le tue tesi la controparte avrebbe dovuto ricordarsi di verificare, avrebbe dovuto condurre una minima ricerca e poi avrebbe dovuto trovare l'occasione di reincontrarti per portare le prove.

Oggi c'è Wiki.


E Wiki oggi mi ha fatto scoprire che manager non è un semplice "maneggione", ma ha un valore etimologico davvero alto.
Dovremmo essere coloro i quali "conducono per mano" l'azienda, i dipendenti, gli agenti, gli informatori. Le guide, i dirigenti. Quelli che indicano la rotta.
Nella mia esperienza lavorativa ho incontrato alcuni manager in grado di attendere ad una aspettativa così alta, ma in numero assai inferiore ai manager maneggioni e basta.
Ai primi devo un ideale. Ai secondi -forse- la sopravvivenza.

Il farmacista MISSIONARIO

Questa tipologia è molto rara ma estremamente piacevole da incontrare.
Ci si accorge di avere di fronte un farmacista missionario quando, dopo aver visitato 4 depressi, 1 squalo e 1 complottista, si viene accolti in farmacia con un sorriso che infonde pace e serenità.
Il farmacista missionario è fautore
di operazioni a scopo benefico in collaborazione con parrocchie, ONLUS, mense per poveri, missioni del terzo mondo, etc. Spesso dedica le sue vacanze ad attività correlate al suo spirito di missionarietà.
Anche in farmacia si fa sempre carico delle problematiche del cliente-paziente-utente fino a risultare quasi invadente: la consegna a domicilio del farmaco
urgente per lui non è tempo perso, la misurazione della pressione è un atto di carità, il cambio della prenotazione della mammografia è per il bene comune.
Il farmacista missionario è felice di dare il suo contributo per lo sforamento del tetto di spesa farmaceutica, per la ricostruzione dell'Abruzzo, per superare la crisi finanziaria, per costruire i padiglioni dell'Expo 2015, per ospitare le olimpiadi del 2020.
Il farmacista missionario può essere un'evoluzione del farmacista entusiasta o professionale, e sicuramente non è discendente di un farmacista depresso. La sua farmacia prevede l'occupazione di ingenti spazi con materiale informativo sul volontariato, filmati strappa-lacrime sugli schermi LCD e la possibilità di fare subito "qualcosa di concreto" acquistando per beneficienza bellissimi
oggetti di artigianato afro-indo-sudamericano.
Essendo voi stessi viaggiatori una specie in difficoltà, il farmacista missionario sarà contento di aiutarvi!

mercoledì 5 febbraio 2014

Il farmacista PARTIGIANO

Il farmacista partigiano è il paladino della "resistenza farmaceutica" verso tutto ciò che, cito testualmente, "porta alla deriva la categoria".
Il primo oggetto al quale oppone la sua resistenza è il computer: nel 2010 esistono ancora farmacie che "passano la nota" al telefono. In queste farmacie il computer c'è, ma serve solo per conoscere i prezzi aggiornati dei farmaci. Una conseguenza divertentissima -si fa per dire- del mancato utilizzo del PC per la gestione delle scorte del magazzino è che si creano giacenze paradossali: 21'307 Aulin, -2'389 Oki, -402'486 Moment, etc.
La farmacia del farmacista partigiano è caratterizzata dalla totale assenza di nazi-sconti: il diavolo, la rovina, il nemico.
Molti viaggiatori hanno abbandonato a loro stessi i farmacisti partigiani, un po' perchè, come i combattenti della grande guerra, sono asserragliati sui monti e quindi difficili da raggiungere. E un po' perchè una visita al farmacista partigiano è commercialmente priva di senso... E spesso anche di
fatturato.
In generale il farma-partigiano resiste a qualsivoglia innovazione, che a suo modo di vedere invece che semplificare, gli complica la vita: il computer si inchioda, l'aria condizionata fa male alla salute, i generici non sono la stessa cosa, gli sconti si fanno solo al supermercato.
La differenza principale con il farmacista depresso è che il partigiano reagisce attivamente, crede fermamente nelle sue verità farmaceutiche e fa valere le sue ragioni con pazienti e viaggiatori. Questi ultimi soffrono molto il partigiano, perché non ne condividono le posizioni, ma devono cercare di
assecondarlo per non prolungare all'infinito la trattativa.
I farmacisti collaboratori del partigiano spesso non hanno avuto nessun'altra sperienza lavorativa al di fuori di quella, non hanno mai lavorato in modo diverso (se sapessero come funziona una farmacia "moderna" non resisterebbero più di 2 giorni al fianco di un partigiano).
Ah, è in arrivo la ricetta elettronica: si salvi chi può!!! Anzi, RESISTA chi può!!!

sabato 1 febbraio 2014

Il farmacista COMPLOTTISTA

Il farmacista complottista ritiene qualunque legge nazionale o regionale un attentato alla propria professione voluto fortemente da lobby segrete manovrate da esponenti politici di rilievo. Il suo motto è "a pensare male si fa peccato, ma il più delle volte ci si azzecca".
Un'altra argomentazione statisticamente rilevante del farmacista complottista è la colpevolezza delle "grandi multinazionali farmaceutiche" nella crisi del sistema-farmacia.
Complotti delle aziende che segretamente si accordano con SSN e ASL per "fregare" i farmacisti.
Complotti dei medici che sono "meglio rappresentati" a livello parlamentare.
Complotti dei clienti che boicottano la tal farmacia per andare alla talaltra che "vende la merce in rimessa".
Complotti dei grossisti che fanno i loro "rigiri" per non andare a bagno.
Il viaggiatore si affretta sempre da un lato ad assecondare il farmacista riguardo la sua finezza di pensiero, dall'altro a vantare, per il/i proprio/i marchio/i una trasparenza commerciale e un'etica aziendale impeccabili, per fugare dalla mente di questo farmacista qualunque ipotesi di complotto a proprio carico. Il venditore non si accorge che invece proprio questa solerzia nella sua "melina" farà volare altissime le fantasie del nostro caro cliente. Consiglio a tutti i viaggiatori di tenere ben chiusi gli scheletri negli armadi delle proprie aziende.
Normalmente sugli scaffali della farmacia del complottista campeggiano marchi sconosciuti e non pubblicizzati e mai, assolutamente MAI multinazionali, sulla cui storia possa esservi anche solo un sospetto di complotto. Il complottista è un FAN delle realtà aziendali più piccole del mercato, anche se ignora il fatto che spesso queste sono filiali di enormi multinazionali ancora poco inserite nel contesto italiano...

mercoledì 29 gennaio 2014

Managing

Fastidio.
Quando l'uso diventa abuso quello che provo è sempre fastidio. Prendete ad esempio l'uso del telefono. O l'uso delle sostanze stupefacenti. Quando diventa abuso c'è dipendenza.
Oggi nel mercato farmaceutico sono in molti ad essere dipendenti dall'"ing". Inteso come suffisso, e inteso come iperanglofonìa.
Marketing, problem solving, factoring, meeting, brain storming, networking, clouding, fitting...
La notizia più triste è che io stesso, se dovessi traslare nuovamente "marketing" in italiano, non troverei la parola adatta.
Ma fin qui, niente di nuovo.
Il peggio deve ancora venire: lo zero comico assoluto è l'italianizzazione letterale di termini anglosassoni.
Così scopro di gestire agenti SKILLATI perché hanno il know-how. E che ti TAGGANO nelle foto delle convention.
Scopro di avere una leadership bottom-up, mentre un mio collega scopre di averla drill-down.
Devo dire che mi piace molto di più il concetto di bottom-up piuttosto che quello di drill-down. Senza nessun riferimento di tipo sessuale sia chiaro.
L'empowerment  deve portarci ad aumentare la nostra performance.
Le conference call azzerano tempo e spazio (nel senso che poi non te ne resta più).
Facciamo partnership, seguiamo i key opinon leader (KOL), per aumentare attraverso il customer care la customer satisfaction.
Questo post potrebbe essere veramente lungo...
Iperanglofonìa.
Fastidio.

Segnalo http://stopitanglese.it/

venerdì 24 gennaio 2014

Kura & ricerca smodata

Oggi giornata frenetica, ricca di "Kura" e orientata alla ricerca di agenti a tappeto. I pacchi dell'ultim'ora nella creazione delle reti di vendita hanno generato una ricerca forsennata assolutamente non banale. Cercando di fare le cose bene.
Ma è venerdì sera, e come spesso accade ai viaggiatori è difficile staccare subito la spina e buttarsi nella Santa Bolla del weekend.
Ma è tassativo. Buonanotte!

giovedì 23 gennaio 2014

Il farmacista SQUALO


Il farmacista squalo è una specie rara ma non è assolutamente a rischio d'estinzione. Anzi. A differenza dei grandi predatori marini, gli emuli dei farmacisti squalo sono in crescita: la crisi fa tendere alla voracità anche insospettabili farmacisti-acciuga.
Con le fantozziane differenze che potete immaginare.
Tecnicamente non sono compatibili 2 farmacisti-squalo nella stessa zona, all'interno dello stesso quartiere o dello stesso paese. Questo perché il farmacista squalo catalizza, grazie al suo "appeal" e alla sua simpatia contagiosa, frotte di medici nelle strette vicinanze della sua farmacia, spesso anche al suo interno.
I vicini di farmacia diventano, quando non lo sono già, farmacisti depressi (categoria che ha meritato e meriterà ampi trattati a parte), scatenando una spirale nella quale si innescano dinamiche fanta-farmaceutiche.
Nella maggior parte dei casi lo squalo è sempre più squalo e il depresso è sempre più depresso.
A volte invece l'arrivo di uno squalo in un quartiere innesca reazioni comico-insensate da parte del vicinato: analgesici, profilattici e clisteri a prezzo di costo, misurazioni e autoanalisi gratis, aperture h24, croci a led sempre più accecanti e con messaggi sempre più veloci e aggressivi...
Il viaggiatore ostenta una grande sicurezza durante le visite al farmacista squalo per assecondarne l'ego, ma in realtà prova un grande senso di invidia e soggezione perché dalle sue decisioni potrebbe passare il successo -o l'insuccesso- di un intero canvass. Il farmacista squalo infatti è un grande compratore: sa benissimo che più merce comprerà, maggiore sarà lo sconto che otterrà, che tutto quello che acquisterà sarà riuscito a venderlo prima del pagamento della fattura, e che il viaggiatore sicuramente concederà sconti che non ha mai concesso a nessun suo collega.
L'ansia del viaggiatore per la visita a un farmacista-squalo è paragonabile a quella di un colloquio con il general manager, ed è dovuta al fatto che il povero venditore non può sapere a priori se lo squalo ha già avuto contatti con la concorrenza e quali offerte abbia ricevuto.
Come riconoscere se siete davanti a un farmacista squalo? I sintomi sono i seguenti:
1- Fa unicamente ordini dal fatturato altissimo
2- Non sta MAI al banco: sa che farebbe molti danni
3- Risponde continuamente al telefono per parlare con altri viaggiatori (con atteggiamento estorsorio-minaccioso) o medici (con atteggiamento entusiasta-lecchino)
4- Ha una considerazione nulla dei suoi colleghi titolari.
Viaggiatori, occhio allo squalo!!!

martedì 21 gennaio 2014

Il farmacista DEPRESSO


Il farmacista depresso è la tipologia attualmente più frequente da incontrare. L'identificazione è semplicissima: non sorride mai.

lunedì 20 gennaio 2014

Perché?

Ma perché???
Sono un "viaggiatore", porto la borsa e vendo medicine.
Perché un blog???
Perché non ne ho trovato uno che parlasse di noi "viaggiatori" (termine arcaico ormai in disuso per indicare i venditori) in farmacia.
Perché la letteratura e i media sono pieni di medici in prima linea, infermieri in seconda, ostetriche in trincea e barellieri d'assalto, mentre i farmacisti non se li caga nessuno. Nemmeno una fiction su rete4. Figuriamoci i loro "viaggiatori"!
Perché voglio condividere con qualche collega e/o farmacista l'onere-onore di vivere ogni giorno al loro fianco.