martedì 25 febbraio 2014

Onda verde o Sandro Ciotti?

Post radiofonico in onore dell'amica del cuore di ogni viaggiatore: la radio.

Fin qui tutto ovvio e scontato.

Ma che cosa centra la trasmissione radiofonica sul traffico con uno dei più amati radiocronisti di tutti i tempi?

Chi non ascolta la radio potrà azzardare che si tratta in entrambi i casi di trasmissioni radiofoniche. 

La risposta non è scontata, a meno che non siate ascoltatori di RadioRai e quindi forse starete pure già ridendo.

La realtà è più imbarazzante (per la Rai). Da qualche settimana infatti le notizie su code, rallentamenti e incidenti vari vengono lette, tra le altre, anche da una voce "femminile" che sembra essere quella della figlia di Sandro Ciotti.
Ma mentre la voce di Sandro Ciotti è parte integrante del nostro DNA, la voce di questa speaker della Rai è il timbro più gracchiante e fastidioso del palinsesto.

Ora, per fare lo speaker radiofonico non serve essere avvenenti, del resto Claudio Cecchetto o Amadeus non mi sembrano degli adoni, ma il mio giudizio da etero potrebbe non essere oggettivo, ma almeno avere una voce gradevole e spigliata, quello sì.

Vi prego, toglieteci di mezzo la figlia depressa di Sandro Ciotti. La radiofonia e viaggiatori ve ne saranno grati.


PS: mi scuso con il grande Sandro per averlo scomodato per una causa così misera.

martedì 18 febbraio 2014

Mai dire Mailand

A volte un rifiuto può sembrare maleducazione.
Come se arrivasse una Laetitia Casta d'annata, o anche una Canalis qualunque, e te la porgesse su un piatto d'argento.
Sarebbe da veri pirla-cafoni rifiutare. O da veri signori... Il confine tra i due è molto sottile e nel mio caso va cercato nelle motivazioni.
Dire di no ad una grande azienda, per la quale per di più ho anche lavorato, è stato comunque difficile.
Però sono contento di non aver preso in giro nessuno, le persone che lavorano in quell'area, a cominciare dal suo capo, meritano il successo lavorativo che hanno e meritano che la squadra si completi con un professionista che possa dare il 110% alla causa.
Il mio 70-80% non sarebbe stato sufficiente e anzi, avrei rischiato di fare le cose male dall'una e dall'altra parte.
In più ci sono le "nuove folli idee" che partiranno e avranno bisogno di tempo e forze.
Forza ragazzi, forza Mailand! Io come sempre tiferò per voi!

lunedì 17 febbraio 2014

Il farmacista MEDICO

Il farmacista MEDICO sostituisce il medico di famiglia per il 90% dei suoi pazienti, suscitando nel prescrittore da un lato un senso di immensa gratitudine per alleggerirgli il lavoro, ma dall'altro una certa gelosia.
Il farmacista medico si riconosce per 2 caratteristiche: esegue interminabili anamnesi al banco e ha uno stuolo di fans che fanno la coda specificamente per farsi servire da lui. Si differenzia dal farmacista lecchino per mantenere un distacco professionale con il cliente-utente-paziente e per l'utilizzo di terminologia medica incomprensibile.
Il farmacista medico è ghiottissimo di corsi ECM di qualunque natura, ma solitamente preferisce le giornate intere/serate per poter mettere in difficoltà il relatore di giornata con domande inappropriate.
Il farmacista medico sta alle ricette come un cittadino sta a Equitalia: conoscono l'esistenza l'uno dell'altra, ma cercano di evitarsi accuratamente.
Ovviamente il farmscista MEDICO può essere sia titolare che collaboratore, ed è indescrivibile il rapporto di odio e amore che può esserci tra un titolare-DEPRESSO (da qui in poi "Tizio") e un collaboratore-MEDICO (da qui in poi "Caio") . Tizio non ne può più di Caio perché gli intasa la farmacia e gli impedisce di poter cazzeggiare al bar. Adora Caio, del resto, perché senza di lui la farmacia non avrebbe clienti se non consumatori abituali di Prozac.
Caio poi vorrebbe fare qualcosa per Tizio, per aiutarlo, per scrollarlo, ma Tizio ogni volta che Caio si propone in questa meritevole intenzione si ridesta e pare un cocainomane dopo la sniffata. Tizio sa che così Caio si rimetterà il cuore in pace e non proverà, per qualche settimana, a farlo guarire.

Madrelingua? (circa 1485)

Oggi mi sono imbattuto, durante una "battuta di caccia" su LinkedIn, in un fenomeno molto strano. È la prima volta che vedo un metro di valutazione numerico nella conoscenza di una lingua, oltre ai soliti voti scolastici.
Infatti se mi dovessero chiedere a che livello valuto il mio inglese, mi darei un 6--. E sarebbe chiaro a tutti che questo voto farebbe riferimento ad una scala di valori da 1 a 10.
Ma se trovaste questo?

Lo contattereste in italiano medievale, inglese coloniale, francese rinascimentale o marchigiano contemporaneo?

chiedo venia qualora non conoscessi i parametri di valutazione delle lingue all'università degli studi di Camerino

lunedì 10 febbraio 2014

Idee (folli?)

"Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior" cantava un mio illustre compaesano.
Oggi sento molto miei quei versi di De Andrè, perché da una situazione oggettivamente di cacca sta nascendo una nuova vita professionale che mai e poi mai avrei immaginato di vivere, a distanza di poche settimane.
Il lavoro sta arrivando da sé.
Nuove idee stanno nascendo con l'amico-collega-compagno di trombata (in senso lavorativo) e compagno di ormai 1000 avventure.
Abbiamo l'entusiasmo di 2 diciottenni con l'esperienza di 2 quasi-quarantenni e la forma fisica di 2 sessantenni.
Praticamente pronti per un pensionamento anticipato!
La farmacia è il nostro mondo e lì cercheremo di far fruttare la nostra esperienza.
Siamo pronti per la nuova avventura. I dettagli nelle prossime puntate, stay tuned!!!

sabato 8 febbraio 2014

Etimologia da bar

Manager.

Prima di stasera non mi ero minimamente chiesto cosa significasse questo vocabolo così inflazionato.

Mi ero fatto, nel tempo, la buffa convinzione che derivasse da "maneggio" per via dell'effettivo ruolo che molti di noi hanno. Maneggiamo soldi, target, sconti e, anche se fa un po' brutto dirlo, persone.

Senza contare che molti manager sono proprio dei grandissimi maneggioni.

La mia quasi-falsa convinzione è durata fino a 10 minuti fa. Wikipedia come al solito da anni ci toglie il gusto dell'ignoranza. Prima, al termine di qualunque discussione, potevi tornare a casa immerso nella tua certezza idiota senza che nessuno potesse convincerti del contrario. Per sconfessare le tue tesi la controparte avrebbe dovuto ricordarsi di verificare, avrebbe dovuto condurre una minima ricerca e poi avrebbe dovuto trovare l'occasione di reincontrarti per portare le prove.

Oggi c'è Wiki.


E Wiki oggi mi ha fatto scoprire che manager non è un semplice "maneggione", ma ha un valore etimologico davvero alto.
Dovremmo essere coloro i quali "conducono per mano" l'azienda, i dipendenti, gli agenti, gli informatori. Le guide, i dirigenti. Quelli che indicano la rotta.
Nella mia esperienza lavorativa ho incontrato alcuni manager in grado di attendere ad una aspettativa così alta, ma in numero assai inferiore ai manager maneggioni e basta.
Ai primi devo un ideale. Ai secondi -forse- la sopravvivenza.

Il farmacista MISSIONARIO

Questa tipologia è molto rara ma estremamente piacevole da incontrare.
Ci si accorge di avere di fronte un farmacista missionario quando, dopo aver visitato 4 depressi, 1 squalo e 1 complottista, si viene accolti in farmacia con un sorriso che infonde pace e serenità.
Il farmacista missionario è fautore
di operazioni a scopo benefico in collaborazione con parrocchie, ONLUS, mense per poveri, missioni del terzo mondo, etc. Spesso dedica le sue vacanze ad attività correlate al suo spirito di missionarietà.
Anche in farmacia si fa sempre carico delle problematiche del cliente-paziente-utente fino a risultare quasi invadente: la consegna a domicilio del farmaco
urgente per lui non è tempo perso, la misurazione della pressione è un atto di carità, il cambio della prenotazione della mammografia è per il bene comune.
Il farmacista missionario è felice di dare il suo contributo per lo sforamento del tetto di spesa farmaceutica, per la ricostruzione dell'Abruzzo, per superare la crisi finanziaria, per costruire i padiglioni dell'Expo 2015, per ospitare le olimpiadi del 2020.
Il farmacista missionario può essere un'evoluzione del farmacista entusiasta o professionale, e sicuramente non è discendente di un farmacista depresso. La sua farmacia prevede l'occupazione di ingenti spazi con materiale informativo sul volontariato, filmati strappa-lacrime sugli schermi LCD e la possibilità di fare subito "qualcosa di concreto" acquistando per beneficienza bellissimi
oggetti di artigianato afro-indo-sudamericano.
Essendo voi stessi viaggiatori una specie in difficoltà, il farmacista missionario sarà contento di aiutarvi!

mercoledì 5 febbraio 2014

Il farmacista PARTIGIANO

Il farmacista partigiano è il paladino della "resistenza farmaceutica" verso tutto ciò che, cito testualmente, "porta alla deriva la categoria".
Il primo oggetto al quale oppone la sua resistenza è il computer: nel 2010 esistono ancora farmacie che "passano la nota" al telefono. In queste farmacie il computer c'è, ma serve solo per conoscere i prezzi aggiornati dei farmaci. Una conseguenza divertentissima -si fa per dire- del mancato utilizzo del PC per la gestione delle scorte del magazzino è che si creano giacenze paradossali: 21'307 Aulin, -2'389 Oki, -402'486 Moment, etc.
La farmacia del farmacista partigiano è caratterizzata dalla totale assenza di nazi-sconti: il diavolo, la rovina, il nemico.
Molti viaggiatori hanno abbandonato a loro stessi i farmacisti partigiani, un po' perchè, come i combattenti della grande guerra, sono asserragliati sui monti e quindi difficili da raggiungere. E un po' perchè una visita al farmacista partigiano è commercialmente priva di senso... E spesso anche di
fatturato.
In generale il farma-partigiano resiste a qualsivoglia innovazione, che a suo modo di vedere invece che semplificare, gli complica la vita: il computer si inchioda, l'aria condizionata fa male alla salute, i generici non sono la stessa cosa, gli sconti si fanno solo al supermercato.
La differenza principale con il farmacista depresso è che il partigiano reagisce attivamente, crede fermamente nelle sue verità farmaceutiche e fa valere le sue ragioni con pazienti e viaggiatori. Questi ultimi soffrono molto il partigiano, perché non ne condividono le posizioni, ma devono cercare di
assecondarlo per non prolungare all'infinito la trattativa.
I farmacisti collaboratori del partigiano spesso non hanno avuto nessun'altra sperienza lavorativa al di fuori di quella, non hanno mai lavorato in modo diverso (se sapessero come funziona una farmacia "moderna" non resisterebbero più di 2 giorni al fianco di un partigiano).
Ah, è in arrivo la ricetta elettronica: si salvi chi può!!! Anzi, RESISTA chi può!!!

sabato 1 febbraio 2014

Il farmacista COMPLOTTISTA

Il farmacista complottista ritiene qualunque legge nazionale o regionale un attentato alla propria professione voluto fortemente da lobby segrete manovrate da esponenti politici di rilievo. Il suo motto è "a pensare male si fa peccato, ma il più delle volte ci si azzecca".
Un'altra argomentazione statisticamente rilevante del farmacista complottista è la colpevolezza delle "grandi multinazionali farmaceutiche" nella crisi del sistema-farmacia.
Complotti delle aziende che segretamente si accordano con SSN e ASL per "fregare" i farmacisti.
Complotti dei medici che sono "meglio rappresentati" a livello parlamentare.
Complotti dei clienti che boicottano la tal farmacia per andare alla talaltra che "vende la merce in rimessa".
Complotti dei grossisti che fanno i loro "rigiri" per non andare a bagno.
Il viaggiatore si affretta sempre da un lato ad assecondare il farmacista riguardo la sua finezza di pensiero, dall'altro a vantare, per il/i proprio/i marchio/i una trasparenza commerciale e un'etica aziendale impeccabili, per fugare dalla mente di questo farmacista qualunque ipotesi di complotto a proprio carico. Il venditore non si accorge che invece proprio questa solerzia nella sua "melina" farà volare altissime le fantasie del nostro caro cliente. Consiglio a tutti i viaggiatori di tenere ben chiusi gli scheletri negli armadi delle proprie aziende.
Normalmente sugli scaffali della farmacia del complottista campeggiano marchi sconosciuti e non pubblicizzati e mai, assolutamente MAI multinazionali, sulla cui storia possa esservi anche solo un sospetto di complotto. Il complottista è un FAN delle realtà aziendali più piccole del mercato, anche se ignora il fatto che spesso queste sono filiali di enormi multinazionali ancora poco inserite nel contesto italiano...