giovedì 13 marzo 2014

La Casta che non c'è

Non chiamatela più "casta".
Oggi uso un tono semi-serio, perché davvero il mondo è cambiato.
I farmacisti di oggi gestiscono un'attività come tutte le altre, in un mercato belligerante come non mai, con la sfiga di non essere attrezzati per combattere le battaglie dei prossimi mesi/anni.
Non sono pronti per colpa loro e per colpa dei loro padri.
Per assurdo, chi ha comprato la farmacia indebitandosi fino al collo dal 2004/2005 in poi, ha più possibilità di salvarsi di chi ce l'ha, di famiglia, da secoli.
E' chiaramente una provocazione e vuole esserlo, ma credo che il farmacista che ha investito 2, persino 3 volte il giro d'affari per acquistare la SUA farmacia abbia talmente la "bava alla bocca", che potrebbe veramente battere la concorrenza di chi ha la farmacia da 2 o 3 vite e non si è mai posto il problema se la sua azienda viaggia al passo con i tempi o meno.
Oggi la farmacia non è più una miniera d'oro, e lo dico da NON-titolare. Se qualcuno mi vuole smentire, possiamo iniziare a discutere sul significato del modo di dire "miniera d'oro", ma sicuramente non sul fatto che la marginalità di una farmacia media è paragonabile a quella di qualunque altra attività commerciale.
Infatti oggi, annus Domini 2014, la farmacia si compra al suo giro d'affari annuale.
E la compravendita di farmacie non è più un "affare mafioso" che riguarda solo pochi eletti: fino a qualche anno fa, per comprare una farmacia non bastava avere i soldi: bisognava anche conoscere i canali giusti.
Oggi non è più così: guardare per credere qui oppure qui oppure qui.
Ed è tristemente divertente (per un osservatore esterno come il sottoscritto) che sia iniziato il fuggi-fuggi: molte farmacie in vendita, alcune fallite, aste per le licenze che vanno deserte, pochi spostamenti.
Personalmente ho vissuto tutta questa fase di transizione nella mia vita lavorativa: quando ho iniziato, nel 2004, i venti di crisi erano ancora lontani, il farmaco equivalente era praticamente inesistente, le parafarmacie e i corner della GDA non esistevano nemmeno.
Dieci anni dopo tutto è cambiato.
La politica tace (FeFa-Racca e FoFi-Mandelli non battono ciglio), mentre molti "maturandi", attirati dall'altissimo tasso di occupazione dei farmacisti ad un anno dalla laurea, non sanno che il destino di questo settore è in forte crisi.
Allora che cosa bisognerebbe fare?
Ritengo che la liberalizzazione non serva a niente, se non a creare false aspettative.
Servirebbe un bel ricambio generazionale, per esempio dando forti incentivi fiscali alle farmacie che passano di proprietà.
Di certo, si può parlare di "casta" laddove c'è la difesa di privilegi eccessivi, e non è più il caso dei farmacisti...

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