martedì 18 febbraio 2014

Mai dire Mailand

A volte un rifiuto può sembrare maleducazione.
Come se arrivasse una Laetitia Casta d'annata, o anche una Canalis qualunque, e te la porgesse su un piatto d'argento.
Sarebbe da veri pirla-cafoni rifiutare. O da veri signori... Il confine tra i due è molto sottile e nel mio caso va cercato nelle motivazioni.
Dire di no ad una grande azienda, per la quale per di più ho anche lavorato, è stato comunque difficile.
Però sono contento di non aver preso in giro nessuno, le persone che lavorano in quell'area, a cominciare dal suo capo, meritano il successo lavorativo che hanno e meritano che la squadra si completi con un professionista che possa dare il 110% alla causa.
Il mio 70-80% non sarebbe stato sufficiente e anzi, avrei rischiato di fare le cose male dall'una e dall'altra parte.
In più ci sono le "nuove folli idee" che partiranno e avranno bisogno di tempo e forze.
Forza ragazzi, forza Mailand! Io come sempre tiferò per voi!

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